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Guitar

Non sono un grande chitarrista e non ho una tecnica invidiabile, ma fin da piccolo mi è stato fatto notare di avere un orecchio notevole. Non solo al livello musicale, ma a livello anche scompositivo. Il che significa che sin da tenera età, sentivo distintamente ogni strumento e ne riuscivo a capire la parte in una canzone; “bravo, clap clap, sticazzi” direte voi, il punto è che questa “dote” mi ha sempre messo in una condizione di svantaggio rispetto ad altri musicisti perchè spesso rappresentavo la minoranza e quindi, si sa, il torto.

Spesso sento parlare chitarristi di cui ho una stima importante, di sofisticati termini tecnici in relazione ai loro set-up chitarra amplificatore ed effetti vari. La discussione di solito segue il seguente iter: “la chitarra …, ma il cavo buono… , l’amplificatore deve essere valvolare… il cono l’ho cambiato perchè quello è meglio…, gli effetti true bypass nella mandata o diretti in treno…, le dinamiche si ma le dinamiche no…  perchè le dinamiche…”.

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Come avrete potuto notare dalla grafica del nostro sito (il buon Andrea è sempre puntuale negli aggiornamenti e nell’advertising), si prepara all’orizzonte una nuova fatica per le Anime in Plexiglass. Sia ben inteso, noi fatica non ne facciamo, tranne quando prendiamo e portiamo gli strumenti per suonare durante le serate, il resto è solo un piacere. Ma, detto questo, veniamo a noi. In data 9 Novembre, i nostri sei eroi si cimenteranno in un rock show (termine che prendo in prestito dalla biografia dei Pink Floyd…ho esagerato? Può darsi!) dal contenuto davvero scoppiettante. Essendo stati invitati a suonare in uno dei live pub più importanti del centro Italia, il Keller Platz di Prato, stiamo organizzando una serata che, crediamo e speriamo, rimarrà impressa nella memoria delle persone che vi prenderanno parte. A farla da padrone, ovviamente, la musica di Luciano Ligabue. Ma questa volta ci siamo permessi di inventare qualcosa in più, di calcare un po’ più forte la mano, mettendo la nostra firma su un live show già abbastanza potente di per sé. Il nostro consiglio è chiaramente di provare e provarci ancora una volta. Come sempre faremo del nostro meglio…e forse qualcosa di più. Oh, tutto per voi affezionati, eh. Don’t miss it!

Sono lieto di annunciarvi che con l’avvicinarsi della stagione invernale le Anime in Plexiglass hanno preparato uno spettacolo acustico scoppiettante che sarà presentato il 21 di Ottobre presso il pub “The Bombardier” di Signa.

Sarà possibile anche prenotare un tavolo per la cena(ottima!) chiamando questo numero: 055.8734089

Tranquilli! Per vederci non c’è bisogno dei famigerati occhiali per il 3D!

Finita la stupida premessa, sono lieto di annunciarvi che la prima data delle Anime in questa “nuova avventura” sarà quella del 27 Agosto presso l’Omnia Center, il famoso Multisala in zona Prato Ovest. Lo spettacolo per esigenze commerciali avrà inizio alle ore 21 e terminerà alle ore 23 circa.
Il contesto è molto carino e il palco verrà montato esattamente al centro della corte davanti alle scale mobili.

Vi aspettiamo numerosi!

Ecco qui un piccolo footage dei momenti più divertenti in studio di registrazione. La canzone di sottofondo è ovviamente “Un Colpo all’Anima”, registrata nello studio Blue Note dalle Anime In Plexiglass!

Online il podcast della puntata di “Ci Schitarro su” andata in onda il 28-06 con ospiti le Anime in Plexiglass.
Ecco il link dal quale è possibile ascoltarlo:

Anime @ Radio Off!

Oggi, come promesso, è il giorno del demo! Notizia e avvenimento che arriva in concomitanza con l’annuncio della nostra partecipazione a Radio Off!. Quello che postiamo oggi è un lavoro di cui andiamo molto fieri, realizzato con tutta la passione che ci contraddistingue.

Buon ascolto!

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Nello splendido contesto di Open Cafè a Scandicci, le Anime In Plexiglass ed in particolare Thomas, sono stati ospiti dei Rainbow, una coverband di Elisa davvero micidiale. Ecco le immagini del duetto, fatto ovviamente su “Gli ostacoli del cuore” scritta da Luciano per Elisa.

Un Bravi a Thomas ed Elisa (si chiama davvero Elisa)

In questi giorni ho ascoltato varie volte il nuovo album di Luciano Ligabue, cercando di tralasciare gli aspetti emotivi e concentrandomi su un giudizio meramente tecnico. Ho assorbito i testi, le melodie ed il lavoro di produzione e post produzione compiuto sul disco. Non mi dilungo e non voglio ripetere quanto ho già espresso sul lavoro in sé, che costituisce secondo me un mattone importante della discografia italiana, perché è un’opera sicuramente diversa da tanti altri, innovativa rispetto al canone musicale italiano contemporaneo. Questo è dovuto al fatto che il disco ha subito una lavorazione “esterna” rispetto al Liga-pensiero, è stata affidata totalmente nelle mani di un uomo, Corrado Rustici, che ha prodotto Elton John, Herbie Hancock, Whitney Houston ed altri nomi grandissimi della musica d’oltre oceano, insieme a talenti del calibro di Elisa e Francesco Renga.
Mi piacerebbe parlare un po’ dell’eterna lotta fra la parrocchia di Vasco Rossi e quella di Luciano Ligabue. Sì, perché nonostante i due siano quasi coetanei, vengano dalla medesima provincia italiana e facciano lo stesso genere musicale, spesso e volentieri che ama l’uno non sopporta l’altro ( a dire il vero succede più con i fan del Blasco, che odiano in percentuale più alta il musicista di Correggio). Premetto che non nutro una gran simpatia per Rossi: lo trovo un tantino troppo teatrale nel modo di porsi, un po’ sforzato, in maniera tale che diventi un po’ l’imitazione di se stesso quando canta. Ma partiamo proprio da una impressione personale. Pur non essendo un gran cultore di musica nostrana ( e credo si possa dire, anche facendo parte di una coverband di Ligabue), ho sempre pensato che Luciano fosse più intimista, più personale nella sua produzione lirica. Mentre Vasco ha un modo di scrivere che richiama quasi sempre temi generali, trattati in terza persona e spesso associati a comportamenti di carattere sociale diffuso, Ligabue adora il primo pronome personale e lo usa sempre, anche quando deve parlare degli altri. Altri che, comunque, hanno fatto parte a vario titolo della sua vita. Da osservatore (quasi) obiettivo, io credo che la forza di Ligabue sia proprio nella precisione con la quale incide le sue “miniature” di vita, cercando, in maniera non aulica, ma semplice e diretta, di dirci chi è l’uomo dietro la chitarra, una persona timida, delicata, che non usa la musica come una terapia per risultare aggressivo, ma come un semplice veicolo di narrazione. Ecco perché ogni singolo pezzo di Luciano Ligabue (parlo della produzione in sala incisione) è effettivamente una storia a sé, con i propri suoni, le proprie variabili e i propri strumenti. Vasco è divertentissimo dal vivo, proprio per quella voglia di spettacolo che lo rende così forte, ma nei dischi talvolta non si percepisce la grana di un singolo concetto e bisogna aspettare che la canzone venga riprodotta dal vivo per capirne l’essenza. Forse è solo un modo di interpretare diversamente il ruolo cantautoriale, ma continuo  a preferire il menestrello dei guai di tutti i giorni, che a bassa voce ci racconta un po’ di sé, come fosse un po’ di noi.

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